martedì 19 febbraio 2019

Biblioteca - La partita classica

di Renzino l'Europeo
Quanti giocatori di dama internazionale, in Italia, si ritrovano spesso, per scelta esplicita o anche per una dinamica "involontaria", ad imboccare partite che possiedono un impianto "classico"? La risposta la conosciamo bene: molti, forse la maggioranza. Il gioco classico è quello che abbiamo appreso con più facilità, senza dover studiare quantità eccessive di nozioni teoriche. E che si lascia preferire - non dobbiamo nasconderlo - se vogliamo metterci su un binario conosciuto quando incontriamo giocatori più forti, o quando giochiamo partite veloci.

Anche nel nostro Circolo, se volessimo fare un piccolo censimento statistico, scopriremmo che le partite classiche sono molto popolari. Certo, il Maestro Emanuele Danese rappresenta un po' l'eccezione, nel momento in cui si fa un punto di orgoglio nel praticare sovente anche un gioco più fantasioso, più ardito. Ma la scuola di Enrico, va detto, non era molto ricca sulla teoria delle aperture, e un po' tutti ci siamo adattati a utilizzare con più frequenza gli schemi di gioco più accessibili.

Ma è proprio vero che il gioco classico è anche "semplice"? Poco rischioso? Adatto ai giocatori meno esperti? La verità è, come del resto ci si aspetta, più complessa. Conoscere il gioco classico non significa ancora "conoscerlo bene", e se pur questo stile di gioco ci appare confortevole da un punto di vista soggettivo, cionondimeno la sua profondità è tanta quanto quella del gioco nella sua interezza. Basti solo pensare alle posizioni classiche del prefinale (quelle con 9-10 pezzi per parte, per intenderci), la cui padronanza è ben lungi dall'essere acquisita anche da chi usa con scioltezza l'impianto classico in apertura o nel centro-partita.

Sarà allora utile a tutti ripassare e sistemare le nozioni teoriche con uno strumento didattico di uscita abbastanza recente, "La partie classique", scritto dal Maestro francese Jean-Pierre Dubois. La seconda edizione, del 2016 [186 pp.], è stata rivista e aggiornata, ed è in vendita presso la Federazione Francese (FFJD) a 16 €.

Dubois, campione di Francia nel 1982, è noto al grande pubblico, e certamente anche a molti giocatori italiani, per almeno altre due sue opere didattiche, quella sul "Sistema Roozenburg" e quella sul "Sistema Keller". I due agili manualetti erano stati redatti nel 1996 e nel 1997, ed avevano il merito di essere stati realizzati con un buon approccio pedagogico, adatto anche a giocatori di livello non eccelso, come - dobbiamo riconoscerlo - siamo noi italiani. "La partie classique" appare concepito nel medesimo spirito. Per la stesura del testo Dubois afferma di averci messo molto tempo (ben tre anni) a conferma che gli argomenti apparentemente semplici sono in realtà densi di insidie, e non banali da trattare. Del resto, per quanto possa sembrare strano, un'opera monografica di questo tipo è proprio una primizia internazionale, benché il tema risulti trattato con varia profondità in tanti altri libri. 

Il gioco classico ha una sua origine storica abbastanza definita, essendo stato praticato prima di tutti dai giocatori africani. Si diffonde in Europa quando il senegalese Woldouby, nel 1910, mette piede a Parigi, causando grande scompiglio negli ambienti damistici della capitale francese. Woldouby viene "scoperto", per così dire, da Louis Barteling, il quale nota il suo negozio (denominato "Le Damier") in una Fiera d'esibizione africana che si teneva a Parigi in quell'anno. L'africano usava giocare "per soldi" contro gli avventori che lo desiderassero, e lo stesso Barteling pensò di cimentarsi nella sfida, uscendone desolatamente sconfitto due volte di seguito. Balbettante, raccontò l'accaduto agli altri soci del Circolo Damistico parigino, sicché furono poi organizzate diverse partite e sfide ufficiali, nelle quali solo il campione del mondo Isidore Weiss riuscì a tener testa all'africano.

Per "onorare" queste origini geografico-culturali, Dubois ha ben pensato di ottenere una prefazione dell'opera da parte di Jean-Marc Ndjofang, il forte camerunense vice-campione del Mondo nel 2013, il quale conferma che «la partita classica ha il merito e il dilemma di essere apparentemente facile da giocare, pur essendo il sistema più complesso da imparare nel gioco della dama».

La legatura centrale che caratterizza il gioco classico
Il manualetto di Dubois è strutturato in due "sezioni" distinte, in base ad un programma didattico ottimale: la prima parte presenta gli elementi, le caratteristiche tecniche del gioco classico, con un accenno a tutti i temi strategici e tattici che ne rappresentano i mattoni costitutivi; la seconda descrive in maniera più formale le strategie fondamentali che si adoperano in questo stile di gioco, che comunque sono ben annunciate già all'inizio del volume: il ritardo temporale, il controllo delle ali, la pressione sulle ali. Sotto gli occhi dell'avido lettore si avvicendano esempi, descrizioni, commenti. Non sapremmo dire se tutti i giudizi e le valutazioni presenti possano formare un corpus teorico condiviso al 100% dalla generalità dei giocatori più forti, ma la bellezza del gioco è di non essere una vera scienza: è ammessa una pluralità di approcci e di congetture.

Nel nostro blog torneremo in futuro con qualche dettaglio su questo libro e sul gioco classico, in generale. Per adesso, sperando di far cosa gradita agli appassionati, pubblichiamo qui in calce il Sommario dell'opera, tradotto in italiano.

·         Prefazione
·         Introduzione
·         Presentazione
o   Il ritardo temporale
o   Il controllo delle ali
o   La pressione sull’ala sinistra
o   La pressione sull’ala destra
·         Prima parte: gli elementi di base
o   I tempi di riserva
§  L'occupazione del territorio
§  L'avanzata Ghestem
§  I cambi all'indietro
§  I cambi in avanti
§  Sacrifici posizionali
o   La vulnerabilità del centro
§  La presa multipla 29x7 (22x44 per il Nero)
§  Il tiro del cavallo
§  Il sacrificio Dussaut
§  Il tiro Beets
§  Il tiro del richiamo
§  In assenza della pedina 38
§  La presa multipla 28x6 o 30x6 (23x45 o 21x45 per il Nero)
§  Posizione di sintesi
o   Pedine retrostanti e pedine appese
§  Pedine retrostanti e appese
§  La pedina retrostante in 36 (15)
§  La pedina appesa in 42 (9)
§  La pedina retrostante in 45 (6)
o   Le formazioni di pedine
§  La formazione 30-35
§  Il trifoglio 25-30-35
§  Il treppiede 34-39-43
§  La formazione 25-30-34-35
§  La legatura 30-34-35
§  La formazione 45-40
§  La formazione 25-30-35-40-45
§  Il grande triangolo 25-30-34-35-40-45
§  La legatura 30-34-35-40-45
§  La formazione del doppio bis
§  Le formazioni sull'ala sinistra
o   L'avanzata tempestiva in casella 22 (29 per il Nero)
§  L'incursione in campo avverso
§  In presenza di una pedina in 36 (15 per il Nero)
§  Con un sistema di combinazioni
§  Con il tiro reale
§  Con il colpo di tacco
§  Con una pedina simmetrica in 22 (29)
o   L'avanzata Ghestem
§  L'avanzata Ghestem
§  In presenza del trifoglio 16-21-26
§  In associazione con 37-31 o 22-27
o   La legatura dell'ala sinistra
§  L'immobilizzazione dell'ala destra opposta
§  La messa in gioco della pedina retrostante in 36 (15)
§  La liberazione dell'ala sinistra con 27-22
·         Il tiro reale
·         Le combinazioni
·         Parte 2: le strategie
o   Il ritardo temporale
§  La libertà di movimento
§  Non è facile pattare
§  Non è facile vincere
§  Tempi di attesa
§  La valorizzazione della pedina 36
§  La messa in gioco della pedina 13
§  La pedina appesa in 42
§  Lo sfruttamento della pedina retrostante in 36
§  L'importanza della pedina 12 e l'avanzata in 29
§  Lo sfruttamento del trifoglio
§  Posizione di sintesi
o   Il controllo delle ali
§  Piano di base
§  L'insuccesso del piano di base
§  Piani elaborati
o   La pressione sull'ala sinistra
§  Piani di base
§  L'avanzata in 21
§  L'avanzata in 22
o   La pressione sull'ala destra
§  La pressione contro la pedina 24
§  Il cambio 27x29
§  L'attacco in 30
·         Una posizione favolosa
·         Per concludere
·         Indice dei nomi

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