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sabato 24 gennaio 2026

La consegna della Stella di Bronzo al Merito Sportivo al nostro Circolo

di Renzino l'Europeo
In una sobria cerimonia tenuta nella Sala Arazzi del Municipio di Verona, sono state consegnate ieri alcune delle onorificenze assegnate dal CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ad atleti, dirigenti e società sportive veronesi. Si trattava di benemerenze riferite all'anno 2023, attribuite dalla Giunta Nazionale del CONI già verso la fine del 2024: Medaglie al valore atletico, Stelle al merito sportivo e Palme al merito tecnico. Al nostro Circolo è stata consegnata la Stella di Bronzo al Merito Sportivo, come avevamo avuto occasione di riferire all'epoca.

La Stella di Bronzo al Merito Sportivo viene concessa

«[...] a società e/o associazioni sportive che con continuata e meritoria azione nel campo della promozione e dell'attività agonistica abbiano contribuito a diffondere e onorare lo sport nel Paese.»

La Stella di Bronzo al Merito Sportivo
come recita il Regolamento del CONI. A questo proposito, nel dare l'annuncio un anno fa, con l'articolo qui sopra citato, eravamo stati un po' troppo sintetici nel minimizzare il motivo dell'assegnazione, ricordando solo il numero di anni di esistenza in vita del Circolo. In realtà, il criterio dell'anzianità dell'associazione è solo un requisito minimo, ma ovviamente vi è anche un giudizio più sostanziale su quello che la società sportiva ha fatto, per rispettare la motivazione prescritta dalla regola. E questo giudizio è, nei fatti, formulato dalla nostra Federazione, più che dal Comitato Benemerenze del CONI, il quale riceve le proposte - certamente numerose - da tutte le Federazioni Sportive affiliate.

Il punto che duole, però, è proprio l'anzianità sportiva del nostro Circolo, che rappresenta un po' una questione aperta, dal nostro punto di vista. L'abbiamo spiegata nell'articolo menzionato, e in altri luoghi del nostro sito web. La storia del movimento damistico, a Verona, è lunga ed importante. Il primo Circolo Damistico Veronese, fondato nel 1922, ha avuto un ruolo di primissimo piano per tutta la sua esistenza. Solo per una causa di forza maggiore, nel 1972 - l'impossibilità di mantenere la propria sede storica nel Caffé della Borsa alla Gran Guardia - si è verificata una cesura giuridica, e il damismo veronese si è adattato a vivere nell'alveo degli altri Circoli esistenti, vecchi e nuovi, a partire da quello dei "Dipendenti Comunali" e da quello fondato da Enrico Molesini presso il Dopolavoro Ferroviario. Negli anni '80, anzi, nella nostra Provincia siamo arrivati ad avere anche 6 Circoli attivi contemporaneamente. Tutto ciò dimostra che la nostra storia non si è in effetti mai fermata, e, da un punto di vista sostanziale, al di là di formalità o regolette sulla durata in vita delle società, Verona è stata il teatro di una storia damistica organizzata centenaria, con le sue vicende locali e nazionali, e i suoi campioni.

Il Sindaco Damiano Tommasi ci consegna l'onorificenza
Campioni: sì, a partire da quell'Eldo Cavalleri che proprio cento anni fa, nel 1926, vinse il suo primo titolo italiano assoluto. Primo di una serie di cinque, di cui quattro consecutivi. Questa storia andrebbe ricordata meglio, e infatti è nostro fermo intendimento ricercare tutte le notizie e informazioni che sono un po' andate perse, anche per un po' di trascuratezza, ma che invece sono più che utili per spiegare ai più giovani o agli ignari cittadini che la dama è un gioco ed uno sport della mente di grande valore, e che i riconoscimenti che ci vengono attribuiti sono ampiamente meritati.

La cerimonia di consegna delle Benemerenze sportive del CONI, durante le quali si sono avvicendati a ricevere l'onorificenza 40 premiati, tipicamente per i risultati conseguiti in gare e Campionati Italiani, o talvolta Europei e Mondiali, ha mostrato alla società veronese un frammento dell'attività sportiva che ognora si svolge nel nostro territorio, e per noi è stata una vetrina di assoluto valore. Oltre al Presidente, Emanuele Danese, ed al sottoscritto, era presente anche il Segretario Teodorino Brancaleone con la moglie Elena - i quali hanno preferito svolgere il ruolo di cameramen e fotografo "aggiunto", per meglio documentare la serata d'onore. In questa pagina pubblichiamo la foto ufficiale, ed un bel primo piano della Stella di Bronzo, per farne partecipi tutti i soci e gli appassionati che ci seguono.

La presenza del Sindaco Damiano Tommasi, che nella Giunta Comunale detiene anche la delega come Assessore allo Sport e Tempo Libero, è stata un ulteriore motivo di soddisfazione. Non solo ci ha premiati personalmente, avvicendandosi in questo ruolo con il Delegato Provinciale del CONI Stefano Gnesato, ma l'abbiamo potuto poi avvicinare per uno scambio di battute che ci ha permesso di menzionargli la storia di Eldo Cavalleri, che fu anche calciatore, e giocatore dell'Hellas Verona. Un bel momento di pubblicità e di contatto personale che ricorderemo a lungo.

Per tutto questo, non possiamo evitare di dedicare l'onorificenza a tutti coloro che hanno fatto la storia del nostro Circolo e del damismo veronese, in questi cento anni e più di vita, con l'augurio - come si suol dire - di altri cento davanti a noi.

giovedì 18 settembre 2025

Buona novella: il Circolo avrà una sede operativa

di Renzino l'Europeo
In questo articoletto vogliamo dare una buona notizia a tutti coloro che ci seguono, a partire dai nostri iscritti, ovviamente. Il Circolo avrà una propria sede operativa, in cui potersi ritrovare e giocare almeno una volta alla settimana, come la migliore tradizione ci aveva insegnato!

Torniamo un attimo indietro e riavvolgiamo il nastro delle nostre vicende. In altre epoche, i Circoli Damistici venivano costituiti apposta per incontrarsi e giocare, magari in Bar o addirittura Caffè storici, che concedevano benevolmente l'uso di alcuni tavoli dei propri locali per consentire agli avventori di cimentarsi nel nostro gioco, così come si faceva, con più frequenza, con i giochi di carte, e naturalmente anche per quello degli scacchi. In effetti, erano codesti gruppuscoli di giocatori, più o meno abituali per un certo locale, che davano corso ad una tradizione damistica continuativa, indipendentemente dal fatto che tali sodalizi di persone possedessero una qualche veste formale, Nel corso dell'Ottocento, e all'inizio del Novecento, il nostro gioco ebbe certamente buona fortuna e diffusione in questo modo: disfide, scommesse sulle partite e piccoli tornei locali animavano i pomeriggi o le serate in questi luoghi.

Nel periodo antecedente alla fondazione della Federazione Italiana Dama, che avvenne nel 1924, il Presidente del Circolo Damistico Milanese, Luigi Franzioni, lanciò un appello perché, dove esistevano dei gruppi di giocatori "stabili", venissero anche costituiti dei Circoli, con una veste formale (magari, banalmente, come "associazione de facto"). In tal modo, i rappresentanti dei Circoli avrebbero potuto sottoscrivere ufficialmente la loro adesione alla costituenda Federazione. A Verona, pur non essendoci nota nel dettaglio la (senz'altro) ricca tradizione dei bar e dei caffè che ospitavano i giocatori di dama all'inizio del '900, sappiamo che un Circolo Damistico esisteva dal 1922, ed era un "Signor Circolo"! Infatti poteva godere di una sede prestigiosa, presso il "Caffé della Borsa", sito in un'ala del Palazzo della Gran Guardia. In quegli anni, in effetti, il celebre palazzo storico, che si affaccia su Piazza Bra, ospitava la Borsa Merci, in cui si trattava il prezzo di molti prodotti agricoli - dai cereali ai vini, all'uva, fino a latte, formaggi e sementi. 

La storia del damismo veronese, e dei suoi Circoli, è disponibile sul nostro sito in varie pagine ed articoli, e noi non intendiamo riproporla qui, ora. Ci interessa ricordare che, per molti anni, "circoli" e "incontri stabili", tipicamente settimanali, sono stati quasi dei sinonimi. Come è noto, con l'avvento dei media tradizionali e dei nuovi media, le abitudini delle persone sono cambiate, e l'utilizzo del tempo libero ha subito tutte quelle trasformazioni che ciascuno, e soprattutto chi ha una certa età, ha potuto sperimentare personalmente. Di certo, il nostro Circolo, dal momento della sua "ricostituzione" nel 2009 come fusione dei due Circoli pre-esistenti, non ha mai potuto disporre di una "propria" sede. La cosa non è stata mai troppo grave, perché le attività venivano svolte in luoghi "ad hoc", ma è chiaro che non si sono mai potuti ri-avere gli "incontri settimanali" (o comunque periodici) fra gli iscritti.

La sala più grande del Centro di Comunità di Via Velino
Oggi, grazie ad un accordo che stipuleremo fra pochi giorni con l'Associazione "NOI La sorgente APS", potremo utilizzare i locali di un "Centro di Comunità" del Comune, quello di Via Velino, che si trova nel quartiere Golosine-S. Lucia. I Centri di Comunità, noti anche con la vecchia denominazione di " centri anziani", sono luoghi di incontro e di socializzazione, di proprietà del Comune, che utilizza questi spazi per realizzare attività ricreative, socio-culturali, e di prevenzione socio-sanitaria, ma ne affida la gestione ad Associazioni senza scopo di lucro, che hanno già una propria tradizione di attività nel "sociale". Nei siti web che sono indicati qui sopra, si possono trovare informazioni più dettagliate sia sui Centri di Comunità, in generale, attivi a Verona, sia sull'associazione "NOI La Sorgente", che è l'Associazione che, da poco tempo, ha in gestione il Centro di Comunità di via Velino. Questa Associazione, nasce, opera e continua ad avere la propria base associativa, a sostegno delle attività sportive e ricreative di una particolare Parrocchia, quella di S. Giovanni Evangelista (in effetti vicinissima a tale Centro di Comunità). Molti ricorderanno che l'anno scorso abbiamo svolto i Campionati Provinciali Giovanili proprio presso tale parrocchia, ed in effetti l'"aggancio" che abbiamo sfruttato è stata la conoscenza personale fra il nostro Presidente, Emanuele Danese, e il Presidente di questa Associazione, Berardo Taddei.

L'accordo che stipuleremo prevede la possibilità di un utilizzo dei locali del Centro di Comunità di Via Velino un giorno alla settimana, il mercoledì, fra le 18:30 e le 21:00. Nei mattini e nei pomeriggi dal lunedì al venerdì continueranno ad essere organizzate e proposte le attività più tradizionali di questo Centro, come degli altri, che sono tradizionalmente rivolte ai principali frequentatori, gli anziani del quartiere. Tuttavia, nei fine-settimana potremo in qualche modo prenotare l'uso anche per eventi specifici organizzati da noi, visto che normalmente non sono previste altre attività. Poiché il Centro dispone di 2 locali per incontri, di cui uno piccolo (tipo una stanza di appartamento, ma ampia e comoda, con tavoli e sedie) ed uno grande (in foto, qui sopra), ecco che si aprono opportunità mai avute in questi anni. Se son rose fioriranno, ma intanto possiamo celebrare la buona novella e darne notizia ai damisti veronesi!

mercoledì 13 novembre 2024

Uno sguardo sulla dama inglese: sabato 16 il 1° Campionato Provinciale

di Renzino l'Europeo
Il gioco della dama si può praticare in più varianti, lo sappiamo, e si tratta di varianti tipicamente nazionali, legate al diverso sviluppo storico nelle varie regioni del mondo, tanto che abbiamo dovuto chiamare "internazionale" una di queste, per poterla promuovere a "specialità preferita" per il confronto a livello mondiale. Per molti osservatori, tale situazione rappresenta una specie di imperfezione, una delle caratteristiche di inferiorità della dama rispetto agli scacchi, o al go, che si giocano con le stesse regole in tutto il mondo. A dire il vero, anche per gli scacchi e il go esistono diverse varianti, ma certamente queste hanno un ruolo, e sono state concepite, in modo diverso rispetto alle varianti del nostro gioco.

Se cerchiamo di cogliere i lati positivi di questa situazione, non possiamo evitare di rammentare che, ad esempio, a dama inglese i giocatori italiani detengono, da alcuni anni, i titoli mondiali assoluti (e anche quelli giovanili): da Borghetti a Scarpetta a Bernini, sono ormai più di 10 anni che occupiamo stabilmente le posizioni di vertice, sia nella specialità ad apertura sorteggiata che in quella a mossa libera (che viene curiosamente mantenuta in vita nelle competizioni ufficiali). Che la cosa sia poco nota, e financo poco apprezzata, dipende innanzitutto dal grado di diffusione della dama inglese, non solo da noi, ma anche negli stessi Paesi anglosassoni in cui si è sviluppata, e viene praticata. Pur avendo una storia lunga e gloriosa, la situazione odierna del gioco della dama in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è abbastanza penosa, dobbiamo dire. Pur mantenendo una certa aura di popolarità sui generis, la dama non viene praticata molto a livello agonistico, e l'organizzazione damistica, in questi storici Paesi, è molto debole. Non vogliamo dilungarci in riflessioni troppo complesse, ma dobbiamo prendere atto di questa situazione.

Il foggiano Sergio Scarpetta, campione del mondo di dama inglese 
Cionondimeno, l'attenzione per la dama inglese rappresenta un elemento strutturale e necessario, osiamo dire, per la dama italiana. Sappiamo bene come lo sviluppo teorico del nostro gioco abbia grandemente beneficiato dallo studio dei trattati classici del gioco inglese. I pionieri del nostro gioco, nel XX secolo, come l'Avigliano, il Bassani, il Lavizzari, hanno letto e "adattato" i libri di Payne, Sturges, Anderson, e i seguenti: senza un simile studio non ci sarebbe stato un gioco della dama italiana come lo abbiamo conosciuto. Ecco quindi che la dama inglese è sempre stata viva, nella nostra storia e nella nostra pratica, e i successi di cui possiamo oggi ammantarci non sono che la "restituzione con gli interessi" di questo studio, che possiamo ora far valere anche in termini comparativi e agonistici nel gioco vivo con il mondo anglosassone.

Sarà quindi benvenuto anche per il nostro Circolo il 1° Campionato Provinciale di questa specialità, che disputeremo sabato 16 novembre nella casa di famiglia del nostro Presidente. Per l'occasione, abbiamo confezionato una pagina informativa anche per la dama inglese, e daremo anche una breve lezione "dal vivo" sulle regole, per tutti coloro che vorranno parteciparvi. Tra l'altro, è previsto per domenica 17 novembre il Campionato Regionale della specialità, che si disputerà a Gardigiano (VE). Nel mio piccolo, ho già partecipato, nello scorso maggio, ad un Campionato italiano, senza infamia e senza lode, ma con una certa soddisfazione agonistica. Ritengo che sia utile, per tutti i giocatori, ampliare il proprio orizzonte damistico includendo anche questa specialità, nella quale non manca lo spazio per un soddisfacente protagonismo, anche per i giovani. Ancora buon gioco a tutti!

venerdì 8 novembre 2024

Il nostro Circolo premiato dal CONI con la Stella di Bronzo al merito sportivo

di Renzino l'Europeo
La Giunta Nazionale del CONI, nella seduta del 25 ottobre scorso, ha assegnato al nostro Circolo la Stella di Bronzo al Merito Sportivo 2023, in occasione della tornata annuale di benemerenze che il CONI assegna sulla base di documentate segnalazioni delle varie Federazioni Sportive. Si tratta di un riconoscimento che ovviamente ci fa molto piacere, anche se la motivazione è, in effetti, banalmente "aritmetica", essendo basata sull'anzianità di affiliazione alla Federazione, cioè, in pratica, sul numero di anni di esistenza.

A questo proposito, dobbiamo ricordare la storia un po' contorta che sta alle nostre spalle, e lo facciamo volentieri. il Circolo Damistico Veronese "Enrico Molesini" è il risultato della fusione dei 2 Circoli esistenti a Verona nel 2009. Uno dei 2, in particolare, era la Sezione Damistica del Dopolavoro Ferroviario, che venne fondata da Enrico nel 1979, e che egli usò per portare avanti la sua azione di proselitismo giovanile, giudicando la situazione del pur valoroso Circolo "Dipendenti Comunali", che aveva sede nel Bar Brà, non adatta allo scopo. In effetti, negli anni '90, al Bar Brà non rimase più quasi nessuno, e quel Circolo dovette chiudere i battenti. Invece al Dopolavoro Ferroviario, Enrico, potendo utilizzare i locali messi a disposizione dall'Ente, offrì ai "nuovi giocatori", e specialmente ai giovani, un luogo di ritrovo e di formazione damistica più consono alle esigenze di una comunità dinamica e in espansione. Negli anni '80, i giovani che incontrarono il gioco della dama nei vari tornei promozionali organizzati in città, e anche in provincia, da parte di Enrico, furono molti. Io giunsi al Circolo alla fine del 1980, dopo aver vinto nel gruppo della "prima media" il 1° Memorial "Bruno Turri", che si era svolto nientemeno che in un salone della Fiera, e mi iscrissi quindi nel 1981 per la prima volta con una tessera agonistica.

Nel corso degli anni '80, in tutta la provincia di Verona furono attivi anche 6 Circoli contemporaneamente, frutto di iniziative in diverse zone della città. Possiamo ricordare ad esempio il Circolo fondato dalla famiglia Garista (ovviamente dal papà, all'epoca...) nella parrocchia dei Santi Angeli Custodi, allo Stadio, o quello della VI Circoscrizione, a Santa Lucia, diretto dal papà di Antonio Rodà (uno dei nuovi giovani degli anni '80), dove Enrico ed io stesso ci recavamo settimanalmente per creare aggregazione durante un certo periodo a metà di quel decennio. Importante fu il Circolo fondato dal signor Andrea Danese con il sostegno della Cassa di Risparmio, in occasione dell'ingresso nel gioco attivo di tutta la propria famiglia. E fu proprio il Circolo della Cassa di Risparmio a manifestare vitalità e resilienza negli anni successivi, anche quando Enrico diminuì il proprio impegno, e fu poi menomato dalla malattia che lo condusse a vivere con grande difficoltà i suoi ultimi anni. 

Si decise, quindi nel 2009, di procedere alla fusione del Circolo "Cassa di Risparmio" con quello del DLF, e l'assunzione della denominazione di Unicredit (nuovo nome della banca) da parte del nuovo Circolo, ma l'assegnazione, ai fini dell'anzianità damistica di affiliazione alla FID, della data di nascita del primo dei 2, e quindi il 1979. I successivi cambi di denominazione riflettono una presa d'atto della realtà, dopo la scomparsa di Enrico, avvenuta nel 2012: il nostro Circolo è ora l'unico della nostra Provincia, e raccoglie l'eredità di tutto il movimento damistico veronese, qualificandosi come "frutto essenzialmente del lavoro di Enrico". Il primo ed originario Circolo Damistico Veronese, fondato nel 1922, con il quale ci poniamo pur sempre in linea di continuità, dovette cessare l'attività nel 1972, quando il Bar della Borsa - la storica sede nell'ala della "Sala Vini" della Gran Guardia - fu costretto a chiudere dalla Soprintendenza, in base alle nuove disposizioni che impedivano attività commerciali all'interno di edifici storici monumentali.

Torniamo quindi all'attualità. Il nostro Circolo, avendo almeno 25 anni di vita, si è qualificato per l'assegnazione di questa Stella di Bronzo del CONI, e ne siamo tutti felici, come lo fummo per l'assegnazione della Stella d'Argento al nostro Presidente. Ma il presente e il futuro ci interessano di più, ed è per questo che siamo molto attivi per programmare le prossime attività, a partire da quelle giovanili, nelle scuole e a livello di Campionato Provinciale, di cui daremo maggiori informazioni molto presto. Dal punto di vista della vita del Circolo e della Federazione, è ormai prossima la celebrazione delle rispettive Assemblee Elettive Ordinarie. Per il Circolo, essa verrà effettuata all'inizio del 2025, in corrispondenza con i prossimi Campionati Provinciali Assoluti di dama italiana e internazionale, mentre quella della Federazione è alle porte: si terrà sabato 23 novembre a Roma, nel Salone d'Onore del CONI. Il nostro Circolo sarà rappresentato dal Presidente, Emanuele Danese, ma anch'io sarò tra i presenti, come rappresentante regionale degli Istruttori del Veneto, funzione a cui sono stato eletto recentemente, unitamente alla carica di consigliere del Comitato Regionale Veneto, di cui ho assunto la vice-presidenza. Dello stesso Consiglio fa parte anche la nostra Sofia Pandolfo, per contribuire a rinnovare l'organo, alla cui presidenza è stato eletto il veneziano Gabriele Cappelletto, del CD Mestre.

Di tutte queste vicende societarie e federali torneremo a parlare molto presto, ma per ora ci godiamo la benemerenza del CONI, che verrà consegnata in un'apposita cerimonia provinciale che si terrà l'anno prossimo. Complimenti a tutti noi, e un ricordo speciale per Enrico.

venerdì 27 settembre 2024

Come sono diventato Maestro

di Renzino l'Europeo
Lo scorso 8 settembre ha segnato un momento un po' speciale per la mia vita damistica: al termine del torneo di dama italiana svoltosi a Gardigiano, in provincia di Venezia - un torneo non di primissima importanza, ma pur sempre una buona gara di livello interregionale - ho acquisito (ufficiosamente, ma in pratica realmente), il titolo di Maestro. Infatti, non appena il programma Kosmos, usato per la gestione dei tornei, ha reso noti i calcoli delle variazioni del "capitale punti", è risultato evidente che avevo superato la soglia di promozione per l'acquisizione "automatica" del titolo, che, per la dama italiana, nella nostra classifica di specialità, è fissata a 3900 punti.

Il conseguimento del titolo di Maestro, divenuto ufficiale con la pubblicazione, pochi giorni dopo, dell'aggiornamento delle classifiche federali, ha rappresentato, per quello che mi riguarda, un piccolo traguardo da festeggiare. Del resto, si è trattato della prima promozione in una categoria agonistica da moltissimo tempo a questa parte. Infatti ero diventato Candidato Maestro di dama italiana all'inizio del 1986, quando avevo 16 anni, e l'anno successivo, nel 1987, ero stato promosso Candidato Maestro anche a dama internazionale. Tuttavia, come sanno bene gli amici damisti, con l'inizio degli studi universitari, nell'ottobre del 1987, avevo ridotto di molto il mio impegno nel gioco. Inoltre, la frequenza del corso di laurea in fisica all'Università di Padova mi aveva portato ad abitare nella città del Santo nel corso della settimana, e quindi a perdere il contatto con il circolo di Verona, poiché non ero più in grado di frequentare gli incontri, fino ad allora costanti, presso la nostra sede, con il Maestro Molesini e gli altri appassionati. Partecipavo ancora a qualche gara, ed a qualche Campionato Italiano, ma non ero più in grado di trovare tempo per l'approfondimento teorico, o per qualsiasi altro momento di pratica del gioco.

La vittoria a Tolmezzo, nello scorso luglio
In effetti, tutto il decennio degli anni '90 è stato caratterizzato da un impegno damistico "a bassa intensità", per così dire, e quindi le velleità di miglioramento, e di promozione a Maestro, hanno dovuto lasciare il posto ad una attitudine diversa, che valorizzava i pochi tornei come momenti di svago e divertimento. Dal 2000 al 2015, poi, sono stato totalmente assente dalle gare, e non ho proprio mosso pedina. In quegli anni, anzi, ho avuto la convinzione che non avrei più giocato a dama. Tra impegni scientifici, interessi politici e variazioni di residenza - prima a Salerno e poi a Bruxelles - la mia mente non trovava neanche un piccolo spazio ludico per spingere pezzi sulla damiera. La situazione era talmente cambiata che non avevo più nemmeno contatti personali con il mondo damistico, con la conseguenza paradossale che quando Enrico, negli ultimi 10 anni della sua vita, si era trasferito in una abitazione del Quartiere Stadio molto vicino alla mia casa di famiglia, dove tornavo ogni tanto, non ci si vedeva nemmeno. Ripensando a questo fatto, non ho mai potuto evitare la sensazione che questa scelta di Enrico fosse stata fatta proprio per cercare, invece, di avere delle rinnovate occasioni di incontro con me, forse per tentare di convincermi a farmi riprendere il gioco.

L'ultima volta che vidi Enrico fu probabilmente nel 2003, già ben dopo che gli era stata ufficialmente diagnosticata quella forma di Parkinson che più tardi si aggravò fino a rendere molto dura la sua vita, e che lo accompagnò fino alla fine. Ma allora stava ancora abbastanza bene, ed era certamente ben lucido, anche quando mi chiese dei miei propositi damistici. «Eh - gli confessai - non so se tornerò più a giocare». Lui era preoccupato del destino che avrebbe fatto il patrimonio damistico (soprattutto pubblicazioni, si intende) che aveva accumulato, e che certamente non era indifferente. Forse avrebbe voluto "passarmene" una parte, chissà, e tuttavia queste operazioni vanno ponderate bene. La mia risposta lo lasciò certamente deluso, ma non tentò di convincermi in direzioni diverse. Poi non ci siamo più sentiti.

La dama è rientrata in maniera importante nella mia vita verso la fine del 2015. L'occasione è stata la disputa del match per il titolo di campione del mondo di dama inglese fra Michele Borghetti e Lubabalo Kondlo. In quel momento Borghetti era già detentore del titolo (nella specialità "ad apertura sorteggiata") ma io non sapevo nulla, niente di niente, e ovviamente rimasi molto sorpreso per questa "nuova condizione" del damismo italiano, che pur non cambiava granché la percezione pubblica del gioco, ma che significava molto per giocatori e federazione. Mi convinsi della bontà di riprendere a dedicare un po' di tempo alla dama, anche per ritrovare vecchi amici e conoscerne di nuovi in un mondo che, dopotutto, mi aveva permesso di vivere esperienze umane e sportive positive.

L'ultima partita ufficiale al Damier Royal Ixellois, contro Adiatou Ibrahim
E fu così che all'inizio del 2016 ho ripreso la tessera FID, con la sicura intenzione di tornare alle gare nel corso dell'anno. In quel tempo, tuttavia, vivevo stabilmente a Bruxelles - cosa che ho fatto fino all'inizio di questo 2024 - e non avevo mai contattato nemmeno i damisti locali, che erano organizzati in due circoli cittadini. Dopo un timido rientro nel Campionato Regionale di dama internazionale, nel quale avevo avuto anche occasione di conoscere, ed incontrare, la "nuova stella" del damismo italiano, Alessio Scaggiante, mi sono ingegnato a programmare qualche torneo nazionale, sia di dama italiana che internazionale. Ho poi deciso, dopo l'estate, di inserirmi anche nell'ambiente damistico belga, prendendo la tessera del Damier Royal Ixellois, e venendo accolto con grande amicizia dai giocatori del circolo. Ho imparato come da quelle parti si dia importanza al torneo sociale, che rappresenta il momento aggregativo di base, e sono tornato a dare significato all'"incontro infrasettimanale di circolo". 

Gli anni successivi mi hanno visto impegnato in maniera costante - tranne il periodo del Covid - nell'attività agonistica. E non solo in Italia e in Belgio, giocando molti tornei e addirittura il Campionato Belga Assoluto (in virtù di una norma che colà non richiede la cittadinanza), ma anche nei Paesi Bassi, perché ero stato convinto a seguire la tradizione dei damisti belgi più attivi, cioè quella di affiliarmi ad un circolo olandese per partecipare anche al Campionato a Squadre di quel Paese. Una esperienza affascinante, che, pur effettuata giocando nelle divisioni più basse - il mio circolo, il RAES Maastricht, aveva due squadre, nessuna delle quali in Serie A o B -, mi ha reso partecipe dell'ambiente damistico più organizzato del mondo, quello dei Paesi Bassi. 

Ma che dire del mio livello tecnico? Dal mio eremo brussellese, sfruttando le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (che in altri tempi non esistevano), avevo subito cercato di mettere in atto un programma di ri-alfabetizzazione damistica a base di partite on-line, utilizzo di software damistico, e ricerca di risorse in rete, a partire dalla consultazione di alcuni siti web e dalla collezione di pubblicazioni di varia natura in formato elettronico. Mi sono costituito una biblioteca digitale di notevole ampiezza, e mi sono annotato tutti i siti web che proponevano materiale con analisi, esercizi, informazioni varie. Si è trattato quindi del primo serio lavoro lavoro di rivisitazione e approfondimento teorico dopo molto tempo, che mi ha permesso di recuperare una visione di gioco decente.

Come "rientrante" in gare ufficiali dopo numerosi anni di inattività, ho dovuto scontare una pesante penalizzazione del mio capitale punti, in entrambe le specialità: ben 800. Mi sono reso rapidamente conto che l'assestamento era abbastanza giustificato. Beh, dovrei dire che a dama italiana c'era un po' di esagerazione, ma a dama internazionale non si andava troppo distanti dalla realtà. In quel periodo iniziale di reinserimento agonistico, non pensavo certo ad obiettivi personali in termini di risultati, e men che meno alla promozione a Maestro. Avevo il desiderio riprendere a giocare principalmente per il lato sociologico, di relazioni personali, che si sarebbero ricostituite, e tuttavia non volevo certo sfigurare dal punto di vista tecnico. Sapevo bene che troppe sconfitte, troppi errori, sono spesso alla base di un allontanamento dal gioco. 

Un traguardo parziale che avevo adocchiato, a partire dal 2019, era quello della partecipazione al Campionato Italiano Veterani di dama internazionale. Considerati i concorrenti, avrei perlomeno potuto giocare per qualche piazzamento, e intanto avrei segnalato il mio interesse per il Campionato Europeo Veterani, al quale partecipava spesso per l'Italia non solo il GM° Bertè, ma anche il CM° Francesco Militello. Giusto per dire: lì c'era spazio per un po' di protagonismo. Ed infatti è andata così: nel 2021 sono arrivato secondo al C.I. Veterani, e poi sono stato anche convocato per l'Europeo, aprendo una serie di partecipazioni internazionali che non si è nemmeno limitata alla veneranda categoria, ma che ha spaziato fino ai Mondiali a Squadre del 2022, o all'Europeo Assoluto svolto in Belgio nello stesso anno, pur con una forma di invito rocambolesca. Sempre in quell'anno, sono arrivato a giocare anche un Campionato Italiano Assoluto di dama internazionale, pur entrandoci da "riserva", e finendo ultimo.

Con la Nazionale nel Campionato del Mondo a Squadre 2022, in Turchia
Tutto questo volume di attività mi ha consentito di recuperare un po' di quella esperienza agonistica che un "vero" Veterano avrebbe acquisito lungo decenni di pratica costante. Ha anche significato una netta riduzione di tempo per lo studio personale, che infatti è tornato ad essere occasionale e scarsamente metodico. In questo campo, tuttavia, è giunto ad adiuvandum il mio nuovo impegno nel settore della formazione damistica dei giovani della Nazionale, visto che mi sono messo a collaborare con i responsabili del settore, il Direttore Tecnico Bertè e il GM° Manzana. Nel 2021 e nel 2022 ho accompagnato i nostri giovani ai Campionati Europei e Mondiali Giovanili, ed ho continuato a seguirne da vicino le gesta nei corsi on-line che sono stati organizzati regolarmente negli ultimi anni.

Fin qui tutto bene, il gioco è tornato a darmi qualche soddisfazione, e anche gli accresciuti impegni amministrativi - nel 2020 avevo accettato la carica di Vice-Presidente del Circolo, e poi di rientrare nella Commissione Tecnica Federale, dove ero già stato fino al 1996 - mi sono sembrati congruenti con la visione "a molti ruoli" dell'impegno damistico che abbiamo imparato da Enrico. Poi, nel corso dell'anno scorso, è successo qualcosa di più significativo, tecnicamente. A fine luglio sono andato a giocare il tradizionale torneo di Imponzo, un paesino vicino a Tolmezzo, in provincia di Udine. Si trattava di uno dei pochi tornei di dama italiana che riuscivo ad inserire nei miei programmi, quando tornavo dal Belgio - un torneo di non elevata importanza, ma piacevole dal punto di vista dell'ambiente damistico e anche di quello geografico. Ebbene, sono arrivato primo ex-aequo con il M° Trevisan, vincendo per di più il sorteggio per l'attribuzione dei premi indivisibili, e cioè il bel Trofeo artistico. Di conseguenza anche il mio capitale punti di dama italiana ha avuto uno scatto verso l'alto, superando i 3800 e collocandosi in prossimità della soglia di promozione a Maestro.

Pare curioso che questo apparente miglioramento si sia manifestato nella dama italiana, che ho potuto curare molto meno della dama internazionale, come si evince anche da quello che ho raccontato. Giocare sulle 100 caselle mi era già più gradito anche in tempi storici, a causa dell'apertura internazionale, ma non avevo mai dismesso l'idea di dedicarmi anche al nostro gioco più tradizionale, su cui avevo cominciato a muovere i pezzi in gare ufficiali, nel lontano 1980. A seguito del buon risultato friulano, ho coltivato la speranza di poter superare subito la soglia, nella gara successiva, e così all'inizio di settembre mi sono recato a Zanica, in provincia di Bergamo, dove però sono stato inserito nel secondo gruppo, a causa della presenza di alcuni forti giocatori. Le pedine hanno cominciato a girare in senso contrario alla buona sorte, e così, pur essendo il più alto di ELO, sono finito maluccio, e sono rinculato in modo significativo nel capitale punti. D'altra parte, se non stavo curando troppo la teoria, cosa potevo aspettarmi?

A Malo, contro A. Scaggiante, nel primo torneo dopo la nomina a Maestro
Quest'anno ho ricominciato ad affrontare l'intrapresa con il torneo di Isola Vicentina, in marzo. Buona prestazione, nel primo gruppo, e ritorno sopra quota 3800. Il 1° maggio mi presento a Pordenone con rinnovate speranze, ma, ancora, la soglia mi respinge, e ruzzolo indietro. Ed ecco che torna l'ora del torneo di Imponzo, che quest'anno si giocava proprio a Tolmezzo, nell'albergo di proprietà del nostro ex-Presidente federale Renzo Tondo. Primo gruppo con composizione simile al solito, ed ancora vittoria (!) - questa volta per distacco. Quando stavo assaporando la gioia del possibile traguardo magistrale, ecco che il Kosmos mi gela: il contatore si ferma a 3899, ad un punto dalla soglia. Conscio di non poter vantare nulla dal Fato, torno anche al torneo di Zanica, dove, giocando in un primo gruppo a 10, arrivo nono e mi allontano ancora dall'alloro magistrale. Infine, ecco che, con la trasferta a Gardigiano già citata all'inizio, l'8 settembre, riesco a sfondare l'augusto limite, ed atterrare a quota 3922. Sufficiente, e senza lode, ma - dopotutto - questa è la mia condizione. Ho comunque voluto provare subito l'ebbrezza di giocare un torneo con il nuovo titolo stampato sulla fronte, e mi sono recato a Malo, per la 2-giorni del Memorial dedicato alla carissima Margherita Massignani, che fu arbitro nella mia prima gara giovanile ufficiale, quella del 1980, che si svolse alla Fiera di Verona. Finalmente, ho rotto l'incantesimo e sono rimasto sopra la soglia, anzi, ho guadagnato altro terreno e mi sono collocato a quota 3977. Faremo un altro esperimento ai Campionati Italiani di Palermo, fra un mese, ma intanto posso dirmi più che soddisfatto.

Questa piccola rievocazione storica è un po' un messaggio rivolto ai giovani, e per questo ho voluto scriverlo. Altri obiettivi, nella vita, sono più importanti di questo, ma il metodo è lo stesso, ed è quello che si ritrova ovunque: impegno, dedizione, non mollare davanti alle difficoltà, e perseverare. Anche per me ci sono altri obiettivi importanti, ma intanto questo lo posso festeggiare. Oggi il Circolo ha 3 Maestri di dama, siamo un po' più forti...

martedì 27 febbraio 2024

1924-2024: i 100 anni della Federazione Italiana Dama

di Renzino l'Europeo
Il 27 febbraio 2024 è un giorno un po' speciale, per i damisti italiani: si festeggiano ufficialmente i 100 anni della Federazione Italiana Dama. Infatti, come narrano i resoconti storici, fu in questo giorno di febbraio del 1924 che Luigi Franzioni, Presidente del Circolo Damistico Milanese, diede l'annuncio che era stato raccolto un consenso sufficiente alla costituzione della Federazione sulla base delle risposte all'appello che egli stesso aveva lanciato ai circoli e ai gruppi damistici sparsi in vari luoghi d'Italia. 

La storia del movimento damistico nel nostro Paese è stata raccontata, principalmente, nell'opera in 2 volumi "Tra dame e pedine" di Ghelardo Ghelardini, giornalista toscano, che vi ha lavorato negli anni '70 del secolo scorso. Ed è dal primo tomo di quell'opera che la gran parte dei damisti italiani ha potuto conoscere con qualche dettaglio le vicende e le persone che hanno segnato la nostra storia più lontana, che oggi appare ancor più distante per il venir meno di molte persone che non possono più corroborare con i loro racconti e la loro memoria i fatti più rilevanti.

Sappiamo quindi diversi particolari, di quella fondazione, e delle vicende che l'hanno preceduta, ma a questo punto sorge subito una domanda: perché, fra gli 11 Circoli fondatori della Federazione, non c'era il Circolo Damistico Veronese? Qui dobbiamo aprire una grande parentesi. Sappiamo da diverse fonti, ed anche dalla stessa opera del Ghelardini, che un Circolo Damistico era stato fondato, a Verona, nel 1922. La costituzione di "circoli" era un'opera che veniva intrapresa per la prima volta, in Italia, proprio in quegli anni. Per molto tempo, gli appassionati avevano praticato il gioco in forma non organizzata, scarsamente strutturata, non solo a livello nazionale, ma nemmeno a livello locale. Ci si ritrovava nei caffè, o in altri luoghi pubblici, se si volevano incontrare altre persone desiderose di incrociare le pedine per sfide più o meno amichevoli. Il "duello" era, d'altra parte, la forma preferita del confronto fra i giocatori più abili, ed era diffuso anche il gioco per corrispondenza. 

Proprio a Verona, peraltro, vi era stato, all'inizio del '900, il primo tentativo di dare vita ad una rivista specializzata del nostro gioco, "La Dama". Ne abbiamo parlato nel nostro sito-blog, qualche anno fa. L'ambiente damistico cittadino era quindi abbastanza fecondo, e dobbiamo supporre che gli appassionati fossero un buon numero. E quando, nel primo dopoguerra, acquistò forza l'idea di dare una forma strutturata all'organizzazione damistica - anche e proprio sull'onda della fondazione del Circolo Damistico Milanese, nel 1920 - ecco che Verona fu veloce ad adeguarsi, e a dare vita ad un proprio circolo. Un circolo ben collocato, perdipiù, avendo sede nel "Caffè della Borsa" del Palazzo della Gran Guardia. Luogo privilegiato, che fu teatro di importanti capitoli del damismo italiano a seguito delle imprese di Eldo Cavalleri, 5 volte campione italiano, e che abbiamo narrato nella pagina storica a lui dedicata.

I tavoli del Caffè della Borsa sotto il portico della Gran Guardia
Ma ora dobbiamo tornare alla domanda che abbiamo già posto: perché il Circolo Damistico Veronese non fu tra gli 11 fondatori della Federazione? Qui possiamo fornire la risposta, il vero motivo, che si è tramandato oralmente, ma che rimane ufficialmente inenarrabile. La verità è che i dirigenti del Circolo, a partire dal presidente Pilade Bonaconsa, intrapresero una vertenza con il Franzioni per la guida della costituenda Federazione. In altre parole, il Circolo Veronese, "quel" Circolo, così forte da un punto di vista strutturale e numerico, pur non disponendo dei giocatori tecnicamente più forti - a Milano c'erano Bassani e Lavizzari, oltre a Franzioni, mentre a Roma c'era il Tagliaferri - avrebbe voluto (per il Bonaconsa?) la carica di Presidente federale.

La base del ragionamento fu proprio sui numeri, sulle cifre degli iscritti, ma in una maniera senz'altro impropria: visto che Milano era una grande città, con un certo numero di abitanti, e il rapporto fra iscritti al circolo ed abitanti risultava favorevole a Verona, il circolo veronese doveva contare di più. Eppure era evidente che la personalità del Franzioni, il quale aveva anche dato vita ad un nuovo periodico, "La Dama italiana", era quella più adatta al ruolo direttivo da ricoprire; e poi, che Milano fosse il centro damistico più importante d'Italia, era innegabile. Le discussioni che vennero condotte fra il 27 febbraio e il 5 ottobre del 1924, data del primo congresso della Federazione, non furono sufficienti a sanare la divergenza, e fu così che Verona rimase fuori da quel momento fondativo. Ma "stare fuori" significava anche non poter partecipare al Campionato Italiano, la cui prima edizione venne organizzata ufficialmente nel maggio del 1925 a Milano. Però a Verona stava scalpitando l'astro nascente di Eldo Cavalleri, e i veronesi dovettero subito piegarsi al realismo della situazione. Già al secondo congresso federale, il 6 settembre 1925, sempre a Milano, ecco che fanno buona presenza i delegati del CD Veronese, Brunelli e Tosi. E da lì la storia continua...

Le vicende del damismo veronese - non solo di quei tempi, ma anche di quelli successivi - non ci sono note con la dovuta chiarezza. Abbiamo scritto questa piccola rievocazione anche come "appello" ad uno sforzo collettivo che da soli non siamo in grado di fare. Per il momento, festeggiamo questi 100 anni di vita della Federazione consci che l'apporto dei damisti veronesi è stato di assoluto rilievo... per almeno 99. E quando, nel secondo dopoguerra, la Federazione dovette essere ricostruita sotto l'egida dell'ENAL, nel 1959, fu proprio a Verona che si ottennero i buoni uffici necessari alla rinascita.

Lunga vita alla FID e buona continuazione a tutti noi. 

mercoledì 1 febbraio 2023

Il sito "Dama Italia" dedica un ricordo ad Enrico Molesini

di Renzino l'Europeo
Oggi il sito web "Damaitalia.it", ben noto agli appassionati della dama italiana, e gestito dal GM° Marcello Gasparetti, dedica un articoletto ad Enrico, dal titolo "Un pezzo di storia - Enrico Molesini", con sottotitolo "Maestro di dama della città di Verona". Dopo un breve profilo biografico, viene presentata una partita giocata da Enrico contro Edmondo Fanelli nel Campionato Italiano 1971 (di dama italiana), ed una posizione tratta da una partita giocata da Enrico contro Guido Badiali nel C.I. 1979. Non si tratta di "capolavori", tuttavia la partita contro Fanelli, nonostante una indecisione, viene poi vinta da Enrico, mentre il confronto con Badiali presenta una buona manovra di Enrico per riuscire ad impattare.

Il GM° Marcello Gasparetti
Nel lasciare ai nostri amici il piacere della lettura, ricordiamo che il GM° Gasparetti, romano, è stato Campione italiano assoluto nel 1983, ed ha tenuto per diversi anni la prestigiosa rubrica "Tecnica Agonistica" su Damasport. E' autore di diversi libri, e in particolare del monumentale "La dama italiana dalla A alla Z", testo di riferimento per tutti i cultori del gioco. Nel ringraziare il GM° per il ricordo, non ci resta che ricordare a nostra volta che la "XXVI Coppa Città di Verona" di Dama internazionale, dedicata come sempre al nostro Maestro, avrà luogo quest'anno il 18 e 19 marzo nell'ormai tradizionale sede dell'Hotel S. Marco.

sabato 8 febbraio 2020

Storia - Il nostro Circolo Damistico è proprio Veronese

di Renzino l'Europeo
Nell'ultima Assemblea del Circolo, effettuata a gennaio, abbiamo deciso di riappropriarci dell'aggettivo "Veronese" nella nostra denominazione ufficiale. Insomma, abbiamo riacquistato in tutto e per tutto l'antico e originario nome del primo Circolo Damistico che, per quanto sappiamo, venne fondato nella nostra città, nel 1922. Beninteso, non abbiamo affatto dismesso l'intitolazione ad Enrico, nostro Maestro e guida di tutto il damismo veronese per più di 40 anni. Abbiamo solo voluto chiarire che a Verona il movimento damistico organizzato, con le sue variopinte vicende, è sempre quello. Come un fiume che si divide in più rami che poi si ricongiungono, così la storia dei Circoli veronesi ha avuto il proprio corso, modellandosi secondo i diversi periodi della vita damistica cittadina e nazionale. Da quando Enrico ci ha lasciati, nel 2012, questo corso è di nuovo unitario, per meglio servire le attuali esigenze del nostro gioco a Verona.

Pilade Bonaconsa
Dobbiamo confessare una certa carenza di informazioni sulle origini del primo Circolo Damistico Veronese, di cui sappiamo solo che venne guidato da Pilade Bonaconsa per 34 anni consecutivi, fino al 1956. La figura di Bonaconsa quale "patròn" del damismo veronese è stata celebrata anche da uno dei primi numeri di "Damasport", nonché da Ghelardo Ghelardini nel primo volume dell'opera storica "Tra dame e pedine". Non conosciamo, personalmente, le ragioni per le quali quel Circolo non fu tra i fondatori della Federazione Italiana Dama, nel 1924, ma c'è sicuramente qualcuno - a Verona o in Italia - che lo sa. Faremo il possibile per recuperare questa ed altre informazioni, perlomeno prima della celebrazione del centenario della FID...

Di certo sappiamo che il Circolo si affiliò quasi subito alla Federazione, e ne aveva tutti i titoli: proprio in quegli anni stava esplodendo il fenomeno Cavalleri, il primo "campionissimo" della storia del damismo italiano, che divenne Campione Italiano nel 1926 battendo il romano Tagliaferri. Che in riva all'Adige abbia potuto nascere e crescere un così forte giocatore dimostra quanto l'ambiente fosse fertile, e i meriti vanno quindi ascritti ad una pluralità di attori, fra cui quel pionere di Riccardo Galletti, fondatore e direttore - all'inizio del XX secolo - del primo periodico specializzato interamente dedicato al nostro gioco, "La dama".

Il Caffè della Borsa, sede storica del Circolo Damistico Veronese
Sappiamo inoltre che la sede storica del Circolo, nonché teatro degli epici match di Cavalleri per la conquista e la difesa dei titolo italiano fra il 1926 e il 1929, fu la Gran Guardia, o meglio, il "Caffè della Borsa", un bar-ristorante ospitato nella sala sul lato destro dell'edificio, osservandolo dalla Piazza. Pur con diverse denominazioni, il Circolo rimase in quel prestigioso luogo fino alla chiusura forzata dell'esercizio, che venne disposta dalla Soprintendenza di Verona sulla base di norme a tutela del palazzo monumentale in cui si trovava. L'evento avvenne in una qualche data all'inizio degli anni '70, giacché io mi ricordo ancora di alcune personali esperienze in quel luogo, perché quando i miei genitori mi portarono le prime volte a girare in centro, e in Piazza Bra, quel bar era ancora aperto… si poteva scegliere di andare a prendere un gelato sul Liston o al Caffè della Borsa (che probabilmente non aveva più quel nome, visto che la Borsa non era più ospitata alla Gran Guardia da parecchio tempo). E mi ricordo anche di quell'angolo del bar, recintato da alcuni cordoni, riservato ai giocatori di dama… sicuramente il mio primo contatto con il nostro gioco. La medesima disposizione venne mantenuta nella sede del Bar Bra, luogo in cui si spostò il Circolo per i lustri seguenti, ma l'aura non era più quella "storica".

Oggi il nostro Circolo può vantare una discreta vitalità, benché in termini assoluti siamo distanti da tutti i periodi di maggiore splendore. Ma il solo fatto di organizzare una gara nazionale come la "Coppa Città di Verona", che arriverà quest'anno alla 24a edizione, ci permette di essere ancora fieri di essere i portacolori del damismo scaligero, e di continuare a coltivare il nostro bel gioco in città.

mercoledì 6 novembre 2019

Cronaca e Storia - Campionati Italiani di Dama Italiana

di Renzino l'Europeo
Si sono conclusi domenica i Campionati Italiani di Dama Italiana, che quest'anno si sono svolti in terra toscana, a Marina di Bibbona (LI). Come da tradizione degli ultimi 15 anni, sia l'Assoluto che i Campionati minori sono stati giocati nella stessa sede di gara, con l'unica differenza logistica imposta dal tempo di riflessione: il primo gruppo ha cominciato mercoledì 30 ottobre, gli altri due venerdì 1 novembre. Questa cronaca è in effetti un piccolo diario personale, visto che non erano presenti altri giocatori del Circolo, oltre al sottoscritto - impegnato nel secondo gruppo.

I Campionati Italiani costituiscono sempre il momento culminante dell'attività agonistica nazionale, tanto più in quanto i requisiti di ammissione impongono la partecipazione a diverse gare durante l'anno (quattro, pur con l'inclusione dei Campionati Provinciali). Forse per questo criterio, forse per la necessità di produrre anche il certificato medico (una "scocciatura" per qualcuno), forse per l'impegno che si estende su più giorni, v'è la sensazione che - per quanto riguarda i campionati minori - l'interesse alla partecipazione sia un po' scemato negli ultimi anni. Le mie noterelle di cronaca si intrecciano giocoforza con dei ricordi storici di più antica data, potendo fare dei raffronti con altri periodi ed altre esperienze, che ho vissuto in prima persona.

Il podio dell'Assoluto, con il vincitore Maijnelli, Bertè e Scarpetta
Ma veniamo intanto ad alcuni dati essenziali dell'Assoluto, che è stato invece ben partecipato. Fra i "big", solo Mario Fero ed Alessio Scaggiante erano assenti, quest'anno (discorso a parte per Michele Borghetti, giunto sabato in visita ufficiale), ma erano ben rimpiazzati da altri giocatori di alto livello "rientranti" dopo anni, come Daniele Bertè e Claudio Ciampi. Il calendario di gioco ha in qualche modo favorito la "fuga" di Bertè, che, da parte sua, ne ha approfittato con maestria, prima di venire impallinato dal buon Marcello Fantozzi. Hanno potuto così "rientrare" in testa uno dopo l'altro altri "big": all'ultimo turno erano addirittura in 4 davanti, con il campione uscente Francesco Gitto e il campione del mondo di dama inglese Sergio Scarpetta che dovevano incrociare le pedine fra di loro, mentre Michele Maijnelli, quatto quatto, vinceva la sua partita contro Franco Manetti. Intanto Bertè doveva vedersela con Mirco De Grandis, il quale fino a due turni dalla fine era anch'egli in predicato di "riprendere la testa", così come Paolo Faleo: questi due Grandi Maestri sono però scivolati durante il tentativo, e rimanevano indietro. Ma il calcolo del quoziente (Sonneborn-Berger) effettuato con precisione prima ancora che Bertè finisse la sua partita dava già il titolo a Maijnelli, e così i due punti finali che ha in effetti poi ottenuto il Grande Maestro savonese - 69 anni e vincitore del suo primo campionato italiano esattamente 40 anni fa - non hanno fatto altro che contribuire ad aumentare l'amaro in bocca per un esito complessivo che avrebbe potuto essere e non è stato.

Ma la vittoria di Maijnelli, messinese e "figlio d'arte" di Antonino (tre volte Campione Italiano), è stata ben meritata, e vale anche come premio "alla carriera" - sempre presente a tante gare e sempre fra i migliori del damismo nazionale. Il titolo di Grande Maestro che gli è valsa questa vittoria, in combinazione con i tornei nazionali vinti, è stato quindi accolto da tutti con felicità e partecipazione. 

Pagato il tributo di cronaca all'Assoluto, passo alle noterelle riguardanti i campionati minori, dove ero appunto impegnato personalmente. Va detto che, se con questa formula organizzativa i Candidati Maestri ed i Nazionali non sembrano affollarsi troppo (per costoro la differenza con una qualsiasi altra gara nazionale è minima), per certi Maestri "di seconda fascia" c'è invece l'opportunità di fare un torneo da protagonisti, sicché anche quest'anno ben 8 dei 16 giocatori del secondo gruppo erano in effetti di categoria magistrale. Poichè l'esperienza non è acqua, ci sarebbe voluto qualche giovane in forte ascesa per poter sovvertire la scala dei valori, ma i quattro candidati maestri aostani allievi di Faleo (Cantatore, Zhou, Zappia e Tamborin), tutti presenti, non sembrano ancora mordere il freno a quel livello. 

E così a vincere è stato il più giovane dei maestri presenti, il casertano Mario Maiello, 38 anni, tesserato per il circolo di Lecce. Vittoria meritata per distacco sul novarese Raffaele D'Amore e sul bergamasco Ivo Cocchi. Il mio piazzamento? Un ottavo posto regolare, che conferma un po' il quadro già sperimentato con le gare estive fatte quest'anno. Ho quindi ben chiare le mie potenzialità e miei limiti, e posso anche dire che il mio capitale punti rispecchia il mio valore attuale. Avendo giocato con ben 11 dei miei 15 avversari, ho anche una visione d'insieme del "quadro tecnico" di questa fascia di giocatori - esperienza ma anche errori, occasioni e punti buttati un po' da tutti. Ovvio che un più profondo studio delle aperture sarebbe d'uopo, ma oggi bisogna avere molto tempo per farlo bene… e poi molti errori non c'entrano affatto con le aperture. 

Nel terzo gruppo l'inconfondibile Ennio del Serra, con i suoi 84 anni (se non andiamo errati) precede per quoziente Alfredo Russo. Terzo Francesco Militello. In questo gruppo hanno trovato spazio anche diversi giovanissimi di Latina, ancora provinciali (ma il buon Simone Piccinini ha meritato la promozione a Regionale). 

La classifica del Campionato Candidati Maestri del 1988
Le mie note, come già accennato, si intrecciano con dei ricordi storici di un periodo assai lontano, quello degli anni '80 del secolo scorso. In quella fase della mia carriera damistica mi pregio di aver partecipato a tutti i Campionati di categoria che si svolgevano allora: quello dei Regionali nel 1984 a Reggio Emilia, quello dei Nazionali nel 1985 a Tirrenia (LI) e quello dei Candidati Maestri a Canosa di Puglia (BA) nel 1988. Considerando il fatto che l'anno scorso avevo giocato il campionato del 3° gruppo, posso ben dire di possedere una certa esperienza di tutti i campionati minori, e in diversi momenti della storia del movimento damistico italiano. Come molti, non posso fare a meno di testimoniare l'epica vitalità agonistica che animava gli anni '80, ora un po' persa. Basti solo dire che al Campionato dei Regionali dell'84, che era ad iscrizione libera (mentre per Nazionali e Candidati erano selezionati tipicamente 24 giocatori) parteciparono in 64! Ricordo pure la mia prestazione di allora: 13° con 11 punti su 9 partite - ma poi venni lo stesso promosso Nazionale per altri risultati. 

In chiusura, un cenno anche al Campionato problemisti solutori, al quale non ho voluto mancare: i partecipanti sono sempre così pochi! E così pure quest'anno, come l'anno scorso, sono finito secondo nel secondo gruppo (ma su tre partecipanti): uno dei podi più lunari della mia carriera. Certo, anche il problemismo non se la passa bene, ma pure qui devo ricordare come, quando imparai a giocare, i problemi mi piacevano moltissimo, e una parte della mia formazione damistica si è fatta proprio sull'ultima pagina di Damasport, quella di "Tecnica Problemistica"…  

Non posso che auspicare sorti più brillanti per tutti i nostri Campionati di dama italiana, e magari - se mai capitasse - ottenere anche personalmente qualche risultato migliore.

martedì 24 settembre 2019

Cronaca - Campionati Italiani a Squadre di Dama Internazionale 2019

di Renzino l'Europeo
Con un certo ritardo - dovuto alla concomitanza di molti fattori - riprendiamo a fare un po' di cronaca damistica sul nostro sito-blog, occupandoci di una manifestazione che storicamente ha sempre interessato molto da vicino il nostro Circolo: il Campionato Italiano a Squadre di Dama Internazionale.

Quest'anno il torneo si è svolto in aprile a Latina, che nell'ultimo decennio è diventata un po' la "capitale" delle 100 caselle, grazie alla presenza di alcuni forti giocatori - fra cui il 3 volte Campione Italiano Daniele Macali - e di un settore giovanile fiorente. Quando si tenne la prima edizione di questo Campionato, nel 1988, la "capitale" del gioco all'internazionale era ancora Trieste, che poteva contare su una comunità di giocatori che univa gli "storici" pionieri italiani di questa specialità con alcuni giovani dall'avvenire brillante già segnato.

Non abbiamo citato la prima edizione di questo Campionato solo per accennare un confronto storico-geografico, ma anche per ricordare che Verona fu ben presente anche allora, come lo è stata quest'anno, e lo fu addirittura con 3 (!) squadre: vigeva allora l'iscrizione libera, e non limitata, come da alcuni anni. Le squadre vennero divise in due Gruppi distinti, e "Verona 1", capitanata ovviamente da Enrico, giunse meritatamente terza, dietro "Trieste 1" e "Mori 1". Un risultato che si è ripetuto negli anni recenti, e anzi migliorato con il secondo posto del 2016, quando si arrivò a sfiorare il successo: solo un quoziente beffardo separò l'"Armata" scaligera dai Campioni torinesi del CD Fossano.

La premiazione della squadra del CD "Enrico Molesini", giunta al sesto posto
Assemblata quest'anno con i giocatori disponibili nella settimana dopo Pasqua, la formazione gialloblù, capitanata dal M° Emanuele Danese e completata dal CM° Mattia Brancaleone e dal sottoscritto, ha affrontato la trasferta in terreno laziale con il solito spirito corsaro, ben sapendo che i favoriti sarebbero stati i padroni di casa pontini, e che ci sarebbero state altre squadre ben agguerrite, a partire da Trieste e Reggio Calabria. In effetti sono state proprio queste 3 formazioni ad occupare il podio, mentre noi siamo arrivati 6° (su 10), lievemente al di sotto delle nostre possibilità "teoriche".

Senza accampare scuse, abbiamo dovuto lamentare una particolare sfortuna negli abbinamenti (fatto riconosciuto un po' da tutti), e conteggiare qualche punto perso, a causa soprattutto del sottoscritto. Il Sommo Ema ha giocato in seconda damiera, in base all'accordo tattico che prevedeva di piazzare il buon Mattia al numero 1: una scelta nel complesso positiva, ma non particolarmente determinante. Il "pagellone" di Damasport, curato da Walter Moscato, ci ha assegnato un discreto 6,5 - con un giudizio benevolo.

E' comunque un fatto che abbiamo dovuto esordire proprio contro Latina, perdendo senza appello per 5-1 (pari di Mattia). I campioni schieravano Macali in seconda damiera, Giovanni Fava in prima e Luca Salvato in terza. Al secondo turno un'altra tegola, i forti triestini, che potevano contare su Lorusso, Redivo, e l'"aggregato" trentino Damiano Leonardi (è noto che la regola prevede di poter "assoldare" un giocatore extra-provincia); con loro un 2-4 frutto delle pari mie e di Ema (entrambi con qualche recriminazione). E così al terzo turno ci confrontiamo con i giovanissimi del "Chiocciola Rosa 2" di Latina, che regoliamo per 4-2 "grazie" alla sconfitta di Mattia che fa felice Alessandro Percuoco (Zerella e Selicato gli altri due compagni di squadra perdenti). Al quarto turno ci toccano i forti reggini del "CD Nuovi Orizzonti", ma alle ottime pari di Mattia con Sgrò e di Ema con Fabbricatore non fa seguito la mia prestazione con Ghittoni: è ancora un 2-4. Il quinto turno ci vede in scena con gli altri giovani pontini di '"Chiocciola Rosa 1", e qui c'è il 6-0: nessuno scampo per Aielli, Cappadonia e Piccinini. Infine ci giochiamo lo sprint con Lecce, e qui finisce 3-3 con Mattia che batte Scigliano, Ema che non va oltre la pari con De Vitis, ed il sottoscritto che le busca da Francesco Gitto, ben noto per il suo valore a dama italiana (è il Campione Assoluto in carica), ma non troppo praticante nel sistema internazionale. Insomma, un po' di amaro in bocca ma comunque 5 punti finali che ci permettono di figurare in classifica davanti agli stessi leccesi e a Mori, oltre che alle due squadre giovanili di Latina.

La trasferta è stata comunque, come sempre, densa di piacevoli occasioni di incontro e socializzazione, e possiamo segnalare in particolare la serata al bowling dove l'ottimo Mattia dava la misura a tutti. Ben diretta dall'espansiva Rosa Aglioti, coadiuvata da Milena Szatkowska e Alessio Mecca, la gara ha quindi incoronato giustamente i più forti, pur nell'assenza di qualche altro team di valore, fra cui i campioni dello scorso anno di Bergamo, e Savona. Le considerazioni logistiche e di calendario sono sempre determinanti per questa competizione, pertanto anche per quanto ci riguarda dobbiamo sperare che pure l'anno prossimo si realizzino le condizioni per difendere i colori gialloblù. Nel frattempo, torniamo alle gare individuali, e ad altre cronache che pubblicheremo nei prossimi giorni.

lunedì 18 marzo 2019

Storia e Spiccioli di Tecnica - Enrico e la Dama Internazionale

di Renzino l'Europeo
Siamo ormai giunti alla vigilia della Coppa Città di Verona, la gara nazionale di dama internazionale organizzata dal nostro Circolo, che si svolgerà sabato 23 e domenica 24 marzo presso l'area ricreativo-sportiva della "Pineta" di Via Camuzzoni, 1. Il torneo, che quest'anno si annuncia ben partecipato in quantità e qualità, è da alcune edizioni dedicato espressamente ad Enrico, che ci ha lasciati nel 2012. In questo sito-blog abbiamo già pubblicato diverso materiale che ne ricorda la figura e l'opera, ma ovviamente molto di più potrebbe essere detto e scritto. Oggi vogliamo dedicare quest'articolo ad una piccola rievocazione dei primi impegni agonistici del nostro Maestro con la dama internazionale.

Bisogna tornare con la mente agli anni '60, un periodo fecondo per il movimento damistico in Italia. La Federazione Italiana Dama, ricostituita su basi stabili nel 1959, aveva deciso l'affiliazione formale alla Federazione Mondiale (FMJD) nel corso del 1960. La pratica della specialità "all'internazionale" era confinata, in quel periodo, a pochi cultori, fra i quali vanno ricordati i primi italiani che ebbero la ventura di partecipare ad un Campionato del Mondo - Edmondo Fanelli e Marino Saletnik (nel 1952). Vi era in effetti la "culla" triestina, dove il gioco sulle 100 caselle era diffuso in una cerchia relativamente ampia di appassionati, molto più che in qualunque altra città o circolo. Ma nel complesso l'Italia era veramente agi inizi. Urgeva un'azione di proselitismo, che venne compiuta innanzitutto attraverso "Damasport", ma che ebbe come pilastri alcune iniziative fondamentali: l'organizzazione dei Campionati Italiani di specialità, e l'assegnazione all'Italia del Campionato del Mondo del 1964, che si svolse a Merano, e che venne preceduto da un torneo di "qualificazione nazionale".

Enrico, che in quel periodo risiedeva a Bolzano, fu spettatore privilegiato dell'evento iridato del 1964, e colse in pieno l'onda "internazionalista". Per lui, che allora era Candidato Maestro di dama italiana, si trattò di un'opera un po' da autodidatta, in cui poteva al massimo mettere a frutto la conoscenza del francese. E comunque, ecco che il Nostro si presenta ai nastri di partenza del primo Campionato Italiano sulle 100 caselle, che si svolse a Trieste dal 27 al 30 maggio del 1965, inquadrato nella categoria "Regionale" (che allora era chiamata "Serie A"). Sei furono invece i concorrenti nella "Serie Nazionale": Saletnik, Fanelli, Laporta, Walter Zorn, Specogna e Prodan. Il titolo assoluto, come sappiamo dalla storia, andò a Francesco Laporta, che superò Saletnik per quoziente.

Enrico viene premiato come vincitore del titolo di 2a Nazionale nel 1966
Le cronache narrano di un Molesini che parte bene ma che incappa in un refuso contro il triestino Grando, e poi perde anche con Apolloni, giungendo quarto su 10 partecipanti. Un esordio discreto, che gli permette comunque di essere annoverato tra i primi giocatori agonisti "ufficiali" in Italia. L'anno dopo, in effetti, la partecipazione complessiva raddoppia e si organizzano 5 gruppi distinti, corrispondenti alle 5 categorie tradizionali. Enrico partecipa al Campionato di "2a Nazionale" (in pratica, Candidati Maestri), e lo vince! Il titolo assoluto va invece a Saletnik, che si prende la rivincita su Laporta. 

Se buttiamo l'occhio su quelle pioneristiche partite, che gli archivi ci mettono a disposizione, possiamo magari inarcare le sopracciglia per lo stile o per le scelte tecniche, non proprio inappuntabili, ma dobbiamo applicare dei criteri storici benevoli. Giusto per mettere a disposizione dei curiosi una "pillola tecnica", pubblichiamo qui l'incontro che Enrico vinse contro Sergio Specogna.

Bianco         Molesini

Nero            Specogna

1. 32-28 18-22 2. 31-26 12-18 3. 37-31 7-12 4. 31-27 22x31 5. 26x37 20-24 6. 34-30 1-7 7. 40-34 18-22 8. 37-32 13-18 9. 30-25 8-13 10. 41-37 16-21 11. 34-30 15-20 12. 37-31 21-26 13. 45-40 26x37 14. 32x41 10-15 15. 41-37 18-23 16. 46-41 23x32 17. 38x18 13x22 18. 37-32 9-13 19. 41-37 12-18 20. 43-38 7-12 21. 49-43 2-8 22. 36-31 22-28 23. 32x23 19x28 24. 30x10 5x14 25. 33x22 18x36 26. 35-30 4-10 27. 38-33 20-24 28. 30x19 14x23 29. 40-34 10-14 30. 33-29 23-28 31. 43-38 17-22 32. 34-30 11-17 33. 29-24 12-18 34. 44-40 8-12 35. 40-35 14-19 36. 50-44 6-11 37. 25-20 3-9 38. 30-25 19x30 39. 35x24 11-16 40. 38-33 18-23 41. 42-38 23-29 42. 44-40



12-18??
Specogna, dopo una partita giocata perlopiù in vantaggio, a tratti forse anche decisivo, spreca una buona posizione, consentendo ad Enrico di sfoggiare una combinazione vincente. Il Nero avrebbe dovuto continuare con 42... 13-18 (o con 42… 16-21), a cui il Bianco avrebbe potuto replicare con la soluzione, molto probabilmente di pari, 43. 40-34 29x40 44. 47-41 36x47 45. 38-32 47x29 46. 32x45, ecc.


43. 24-19! 13x24 44. 39-34! 28x30 45. 25x21 16x27 46. 20x29 15-20 47. 48-42 27-31 48. 37x26 22-28 49. 40-34 9-14 50. 26-21 14-19 51. 21-16 28-32 52. 38x27 19-24 Bianco vince.